
La difesa del divenire e del molteplice.
Mente e sensi.
La provocazione di Parmenide e del suo discepolo Zenone -
negazione cos radicale del valore conoscitivo dell'esperienza
sensibile e del senso comune - ha impegnato fin dall'antichit
molti filosofi in un confronto difficile. In questo dibattito sono
maturate posizioni di grande interesse, fra cui quella di
Democrito. Alla teoria parmenidea e zenoniana secondo la quale
l'accettazione sul piano logico della divisibilit all'infinito
dello spazio e del tempo porta a conseguenze paradossali sul piano
dell'esperienza sensibile, Democrito contrappone una
interpretazione della realt incentrata sulla teoria atomistica
(la divisibilit non  infinita), destinata ad avere molti e
illustri seguaci e ad essere la base di importanti teorie
scientifiche.
Dai contrasti che avevano favorito l'approfondimento e il
confronto delle posizioni era emerso nella sua drammaticit il
problema del rapporto Lgos - Physis: fra la visione razionale e
la percezione sensibile della realt del mondo che ci circonda non
c' perfetta armonia. Mente e sensi non si muovono all'unisono. Il
problema della Verit tendeva a complicarsi nella stessa misura in
cui la filosofia raffinava sempre pi i suoi strumenti di
indagine.
Democrito non , per, il primo difensore del molteplice e del
divenire: Eraclito di Efeso, contemporaneo di Parmenide, aveva
proposto una interpretazione della realt per molti versi in
antitesi a quella della scuola di Elea, contrapponendo all'unit e
all'immobilit dell'Essere l'eterno fluire e mutare di tutte le
cose: il divenire

